Elbendedìo

Elbendedìo

E’ un progetto della Cooperativa “Verlata Lavoro”, organizzazione senza scopo di lucro, volto a diffondere la conoscenza e il consumo di manufatti alimentari realizzati in svariati monasteri sparsi nel mondo.

Questo sito si propone, pertanto, come spazio di elaborazione e di diffusione della ricchezza delle culture del cibo, nell’intento di esaltare il valore del “gustare lento” (slow) e della “cura” nel produrre i beni alimentari.

Si tratta perciò di far conoscere dei prodotti di estrema nicchia e di difficoltosa reperibilità, ma il cui carattere distintivo può essere descritto con un unico e triplice slogan: “ genuino, solidale, curato ”.

Il “pane dei monaci” ... genuino e biologico

I monaci scelgono da sempre il biologico non certo per una passeggera moda “salutista”, ma perché le coltivazioni e le produzioni dei monasteri sono espressione della vocazione cristiana ad essere rispettosi “coltivatori e custodi del creato” (Genesi 2). Nella regola benedettina, l’ora (prega) è sempre coniugato con il labora (lavora). Il lavoro è profondamente animato dalla contemplazione del progetto originario di Dio sull’uomo e sul cosmo. Come dimenticare che all’origine di molte scienze legate alla natura ci sono sempre il lavoro e la ricerca dei monaci?

Elbendedìo, un’iniziativa doppiamente solidale

I prodotti che si confezionano nei monasteri sono una forma di sostentamento diretto dei monaci e delle monache che, per regola, devono lavorare per avere un sostentamento materiale. Acquistare e valorizzare le loro produzioni è pertanto espressione di sostegno e condivisione delle loro scelte di vita. La presentazione e la commercializzazione realizzata dalla cooperativa “Verlata Lavoro”, poi, garantisce il diritto al proprio sostentamento anche alle persone che vivono nel disagio sociale di cui la nostra organizzazione si fa referente.

La mensa dei monaci: un “mangiare” curato

Le coltivazioni e le produzioni dei monaci sono “curati alla vecchia maniera, con mani contadine e cuore da eremita. Dietro il mondo silenzioso dei monaci, abati, suore, esiste una spiritualità della convivialità che sa offrire a Dio (e all’ospite) il meglio della creatività e della sapienza umana” (Gianni Di Santo, A tavola con Dio, Ed. Ave). “Curare” significa lasciare “che i prodotti siano”, rispettandoli nella loro essenza e nelle loro caratteristiche organolettiche, senza quelle “forzature” dettate dai tempi del mercato, dal mero interesse economico e dai gusti globalizzati.